di Donatella Properzi e Anna Perotti
Scott non credeva ai suoi stessi occhi: era sicuro che la forma individuata sull'astronave romulana fosse Spock. Lo aveva seguito costantemente con l'Individuatore mentale, senza mai distrarsi, neppure per un attimo. Spock rischiava la vita in quella difficile missione! ... poi c'era Jim Kirk, che lo avrebbe scorticato vivo se non gli avesse riportato a bordo incolume il suo amico vulcaniano.
Una strana amicizia quella che legava i due ufficiali, non poté fare a meno di pensare Scott, ... qualcosa di simile all'amore. ... Già, proprio così! ... negli ambienti della flotta stellare non mancavano i pettegolezzi in proposito. Scott ne aveva sentiti spesso: allusioni maligne, sussurrate a mezza bocca, per lo più, ma qualcuno aveva avuto anche il coraggio di venirglielo a dire in faccia! ... come quel tale, che dopo un'abbondante bevuta, era saltato su a chiedergli, come se niente fosse:
"Di', Scotty, è vero che il capitano Kirk e quel suo Vulcaniano sono amanti? ... io l'ho sentito dire da gente che li conosce bene". Che faccia tosta! ... ma glielo aveva detto chiaro a quell'impudente: "Che diavolo vai dicendo, George? ... io li conosco da una vita! ... sono molto amici, certo, cosa c'è di strano? ma solo un bestione come te può confondere un'amicizia bella e profonda con qualcosa di sudicio e volgare! ... e, comunque, non sono affari tuoi!"
Provava rabbia solo a pensarci. Intanto la materializzazione si era completata e il tonfo leggero del corpo che si accasciava sulla piattaforma lo riportò al presente: ... quello non era certo Spock, ... era una donna, ... una splendida donna romulana o ... vulcaniana, forse, chi avrebbe potuto dirlo?
Scott si precipitò verso di lei. Nello stesso istante, la porta si aprì ed entrò il Capitano, seguito da McCoy e dal sergente Davis.
"Scott, che significa questo? dov'è Spock? e chi è questa donna?"
"Sono spiacente, Signore, non so proprio spiegarmelo: ... le giuro che non ho mai perso di vista Spock! ... il tracciato mentale era proprio il suo, ne sono certo, ... può guardare Lei stesso, è ancora lì sul monitor, ... anche le coordinate erano esatte. Io, ... io proprio non capisco!"
Kirk diede ordine a McCoy e al sergente di portare la donna in infermeria, quindi rivolse al povero Ingegnere uno sguardo furente: "Mi aspetto una spiegazione convincente al più presto! ... e si dia da fare anche con quel motore in avaria: dobbiamo poterci muovere! ... presto i Romulani si accorgeranno che siamo bloccati, e non si lasceranno certo sfuggire l'occasione ..." Lasciò a mezzo la frase e uscì diretto sul ponte, lasciando Scott più confuso e mortificato che mai.
In infermeria McCoy stava analizzando l'Aliena, stesa sul lettino diagnostico: era davvero una bella donna! alta, slanciata, con un bellissimo viso, incorniciato da lunghi capelli neri lucenti, la bocca dolce e sensuale, gli occhi leggermente incavati, sormontati da sopracciglia all'insù, perfettamente disegnate. Gli strumenti non rilevavano nessuna ferita e tutti i valori apparivano normali, ... forse era svenuta a causa del trasferitore, c'era chi non lo sopportava, ... lui stesso ne usciva sempre un po' frastornato. Kirk entrò nell'infermeria, ... sembrava abbattuto, preoccupato. Il dottore gli rivolse uno sguardo interrogativo: di certo il Capitano doveva aver avuto un colloquio con il comandante della nave nemica.
"I Romulani hanno Spock e lo terranno prigioniero finché non mi deciderò a consegnargli il dispositivo che rende l'Enterprise impenetrabile alle loro sonde. ... Proprio la macchina che ci sta salvando: senza di essa si sarebbero accorti subito, che siamo quasi inermi! ... Non avrei dovuto lasciarmi convincere a mandare Spock da solo, - continuò Jim con amarezza, come parlando a se stesso - io, ... l'ho consegnato nelle loro mani!".
"Suvvia, Jim, Spock sapeva a quali rischi andava incontro, ... e se c'era qualcuno che aveva qualche probabilità di riuscire a trattare con loro ..."
Kirk lo interruppe con un gesto impaziente, sapeva bene che McCoy parlava così solo per consolarlo: aveva ancora nelle orecchie le sue proteste, quando, persuaso dalle pacate argomentazioni del suo primo ufficiale, aveva consentito a quella temeraria missione: e ora il suo migliore amico rischiava di essere la prima vittima di quella guerra che entrambi avevano voluto evitare.
L'Aliena si mosse e aprì gli occhi: occhi neri come la notte e profondi, abissi impenetrabili e paurosi. I due uomini ne furono affascinati e, per un momento, dimenticarono i loro problemi. La donna guardò dapprima il dottore, poi posò lo sguardo sul Capitano e sembrò studiarne con cura ogni particolare. Fissò gli occhi nocciola di Kirk, quasi volesse penetrarvi con i suoi nerissimi: come per trovare l'anima e rubargliela, ... se non l'aveva già fatto. Jim fece fatica a staccarsi da quello sguardo: si avvicinò, le spiegò dove si trovava, chi le stava parlando e le chiese chi fosse, cercando di essere il più gentile possibile, ma la risposta lo lasciò interdetto:
"Non so, ... non ricordo il mio nome, né da dove provengo, ... non ricordo niente, ... c'è solo il vuoto dentro di me", continuava a ripetere la giovane con voce dolce e accorata, ma sicura al tempo stesso.
"Lei è stata trasferita a bordo da una nave nemica! - esclamò Kirk esasperato - sostituendosi ad un nostro ufficiale, e ora vorrebbe farci credere di non saperne nulla! ... di essere capitata qui come per magia! ... avanti, non cerchi di prendermi in giro! ... voglio sapere chi è e cosa fa qui, e subito!"
"Capitano, la prego, deve credermi! ... non può immaginare quanto sia doloroso per me tutto questo!" La sua sincerità trasudava da ogni sillaba, da ogni delicato e composto gesto.
"Io le credo, Jim" gli sussurrò all'orecchio McCoy.
Ancora dubbioso, Kirk decise di tornare a parlarne col comandante Romulano, con l'intenzione di ottenere da lui quelle spiegazioni che la donna non aveva saputo dargli. Prima di lasciare la stanza, indugiò ancora a guardarla: era così bella, e sembrava così fragile e indifesa, nella sua corta tunica argentata, che le scopriva le stupende e lunghe gambe, inguainate da bianchi stivali.
Non l'aveva mai vista prima, eppure, dentro di sé, era come se la conoscesse da sempre, e quegli occhi avevano una profondità che gli sembrava di avere già esplorato. Scosse la testa e uscì frettolosamente.
Circa un'ora dopo, Kirk convocò il dr. McCoy e l'ing. Scott nella sala riunioni per riferire del suo colloquio con il Romulano. Poiché l'Aliena sembrava essersi perfettamente ripresa, ordinò a McCoy di far intervenire anche lei.
L'Ufficiale nemico aveva dichiarato che la giovane era una Romulo-Vulcaniana, una sfortunata creatura nata da un disgraziato rapporto fra un Romulano e una donna vulcaniana. Stavano trasferendola sul pianetino, dove da sempre venivano relegati i bastardi nati da simili unioni, quando il raggio dei terrestri l'aveva intercettata e rapita. Negava qualsiasi responsabilità romulana nell'accaduto, anzi sosteneva di aver ignorato la sorte della ragazza fino alla chiamata di Kirk. Naturalmente ne esigeva l'immediata restituzione. Kirk aveva preso tempo, sostenendo che la donna non era in condizioni di subire un altro trasferimento. Aveva mentito, non sapeva neanche lui perché, ma non se l'era sentita di rimandare quel tenero agnello fra quei feroci lupi.
Il Romulano non aveva neanche voluto dirgli il nome della ragazza e Jim gliene aveva trovato uno, tenero e forte come lei: Alyn. Era stanco di chiamarla L'Aliena e Alyn gli era sembrata una logica derivazione di quel termine.
Logica ...
Questa parola gli fece ritornare in mente Spock: il comandante Romulano gli aveva assicurato che il suo primo ufficiale stava bene, ma la sua angoscia non si era affatto dissipata. La giovane donna aveva ascoltato tutto con grande interesse e aveva accolto il suo nuovo nome con soddisfazione. Le venne assegnato un alloggio, piccolo ma confortevole, che McCoy stesso cercò di abbellire con piante e libri.
La cena quella sera parve a Kirk una favola, gli sembrava che un coro di angeli cantasse ogni volta che Alyn, più incantevole che mai nel lungo abito azzurro prestatole da Christine Chapel, lo guardava e lo scrutava con temerarietà.
McCoy osservava con una certa preoccupazione il legame che, a poco a poco, stava nascendo fra Jim e Alyn.
Alyn era intelligente, acuta e, parve a Kirk, molto sensibile, tenuto conto del suo retaggio. Del resto aveva già avuto modo di sperimentare che anche i freddi abitanti di Vulcano potevano rivelarsi intimamente sensibili e persino vulnerabili. Dopo cena, accompagnò la ragazza a visitare gli angoli più interessanti e segreti dell'Enterprise.
Da dove si trovavano ora potevano vedere lo spazio trapunto di stelle lontane e meravigliose. Jim parlava, parlava ... e Alyn sembrava pendere dalle sua labbra. Ad un certo punto i loro visi si trovarono vicinissimi, lui poteva quasi tuffarsi nel suo sguardo, sentire il calore che veniva da lei, il suo respiro un po' affannato, percepire i veloci battiti del suo cuore alieno. Si mosse per baciarla, ma lei fuggì via, con uno sconosciuto terrore negli occhi.
Qualcosa di strano stava devastando anche il cuore del Capitano, Kirk cominciava ad amarla.
Le ore passavano e Jim non sapeva come fare per liberare Spock, per liberarsi dei Romulani e ... per aiutare Alyn, che, sempre più spesso, era preda di violente e misteriose allucinazioni. La giovane non sapeva spiegare cosa le stesse accadendo e neppure McCoy aveva una spiegazione.
Alyn nelle sue crisi parlava in romulano e vulcaniano, Kirk comprese solo la parola "t'hy'la", il termine vulcaniano che significa amico, ma anche fratello o amante.
T'hy'la ... e gli tornò in mente Spock, ... t'hy'la.
Chissà come stava? Kirk si sentiva impotente, incapace a reagire, ... forse l'amore per Alyn lo stava distogliendo dalle sue responsabilità. McCoy glielo aveva detto, e poteva aver ragione, ma c'era qualcosa in lei che lo attraeva: non era solo la sua bellezza, era qualcosa di più sottile, ... qualunque cosa fosse, era dentro di lei.
Alyn volle uscire dall'infermeria, insistette per visitare l'alloggio di Spock: le avevano parlato del primo ufficiale vulcaniano e sperava che quella stanza, così impregnata di vita vulcaniana, potesse aiutarla a ricordare qualcosa. Purtroppo, quell'alloggio spartano le diede molte sensazioni, ma nessuna risposta. La ragazza sedette sconsolata sul letto di Spock, prendendosi la testa fra le mani. Sembrava disperata:
"E' terribile non avere un passato! ... Mi sembra di essere rinchiusa in una prigione, con mura altissime, da cui non si vede neanche il cielo. Nella mia testa passano tante immagini velocissime, ma non riesco a metterle a fuoco. ... Vedo delle mani che mi afferrano, ... intravedo il mio volto confuso con un altro viso."
Jim sedette accanto a lei e le prese le mani per infonderle coraggio. Lei lo fissò con quei suoi occhi neri come la notte galattica e lui non poté più trattenersi: la spinse dolcemente, fino a farla stendere, l'accarezzò con voluttà e tenerezza. Conosceva poco i riti d'amore vulcaniani e romulani, ma sapeva che, almeno per i primi, le carezze erano importanti come l'atto sessuale stesso: c'era un rituale lungo e complicato fatto di piccole sensazioni, di studiate carezze, di lievi contatti.
I rapporti d'amore umani erano più sbrigativi, ma Kirk cercò di adattassi alle esigenze della sua compagna; Spock gli aveva insegnato quanto fosse importante adattarsi ai comportamenti alieni ed era stato un ottimo maestro.
Jim accarezzò senza fretta il corpo perfetto di Alyn, indugiando con la mano sulle lunghe gambe. Alyn sembrava in estasi, teneva gli occhi chiusi e un sorriso deliziato le illuminava il viso; il corpo leggermente arcuato dal piacere si offriva al terrestre, mentre si aggrappava a lui con forza.
"Mhmm, ... è meraviglioso, ... da quanto tempo lo desideravo!..." mormorò, quasi a se stessa; Jim si soffermò per un attimo a riflettere su quella frase: in fondo si conoscevano solo da quattro giorni... La contemplò a lungo, ammirandone i bei tratti; i vulcaniani gli erano sempre sembrati gli esseri più eleganti e fieri della galassia: in tutti i loro gesti c'era qualcosa di sacro, una sacralità che metteva un po' di soggezione. Gli era successo i primi tempi con Spock. Di nuovo egli si insinuava fra lui e Alyn ... Certo la bella aliena somigliava in modo impressionante al suo amico ...
"T'hy'la" mormorò la ragazza. ... T'hy'la: quante volte quella parola era stata ambiguamente interpretata. Jim sapeva delle chiacchiere che circolavano intorno alla sua amicizia col Vulcaniano. Anche Spock doveva averle sentite, ... chissà cosa aveva provato? ... probabilmente solo fastidio per una tale illogicità.
"Cosa c'è? non mi ami?"
"Moltissimo, Jim, e ti amerò sempre, ma proprio non me la sento, ... non ora almeno."
Jim la vide pallida, profondamente turbata, temette che potesse essere colta da una delle sue crisi e la accompagnò in infermeria.
Là trovò McCoy, che lo affrontò con cipiglio truce: "Capitano, farebbe meglio a star lontano da quella ragazza, per quanto ne sappiamo potrebbe essere un'agente romulana. La storia che ci hanno raccontato non sta in piedi e anche in quelle crisi c'è qualcosa che non mi convince."
"Ma se è stato proprio lei il primo a crederla sincera, cosa le prende ora?" ribatté Kirk sulla difensiva.
"Lei si sta facendo coinvolgere troppo da quella donna, sembra svuotato delle sue energie, non pensa ad altro: neanche della sorte di Spock si preoccupa più ..."
"Adesso basta, Dottore, sta approfittando troppo della nostra amicizia! - Kirk era fuori di sé - Alyn non è una spia, non voglio più sentire insinuazioni del genere! ..."
Batté con violenza il pugno sul tavolo, mandando all'aria le carte che vi si trovavano, quindi proseguì in tono più calmo, massaggiandosi la mano indolenzita: "Per favore, Bones, ho già abbastanza guai, non ci si metta anche lei! ... i Romulani continuano a ripetere le loro minacce, il comando di flotta insiste per avere un rapporto dettagliato, l'Enterprise è praticamente fuori uso ... E poi sono terribilmente preoccupato per Spock, lei lo sa benissimo! ... e ... Alyn, io sento, ... so che è necessaria anche per la salvezza di Spock, ... non so come, ma sono sicuro che lei sia il fulcro di tutta questa storia."
McCoy non osò replicare, rimase in silenzio a guardare Kirk che si allontanava inquieto, tormentato, chiedendosi come poteva fare per aiutarlo.
Alyn era sempre più spesso vittima di furiosi attacchi, che la lasciavano sempre più debole. Il Dottore aveva notato che la ragazza aveva uno sguardo cattivo all'inizio di ogni crisi, come se lottasse contro se stessa o comunque contro qualcuno di molto potente.
Fu spogliandola per metterle la casacca dell'infermeria, mentre era in stato di incoscienza, che la sua attenzione fu attirata da un strana cicatrice: avvertì come un pugno nello stomaco e, lasciata la ragazza alle capaci e sollecite mani dell'infermiera Chapel, corse a consultare l'archivio medico dell'equipaggio.
Kirk si alzò dalla sua poltrona, cedendo il comando all'ufficiale di turno, e lasciò il ponte. Aveva appena parlato con il comandante romulano e non gli era piaciuto quel ghigno sul suo viso: come poteva ostentare tanta sicurezza? non poteva essere solo perché aveva fra le mani un ostaggio prezioso come Spock. Nessun ostaggio poteva garantirgli il successo dell'impresa: un capitano della flotta stellare non avrebbe mai tradito il suo giuramento, non questo capitano almeno! ... magari avrebbe tentato un'azione azzardata, fuori da ogni schema per liberare il suo amico, ma non si sarebbe mai piegato ad un così vile ricatto! ... i Romulani avrebbero dovuto saperlo. ... Ma era poi così sicuro? ... quante volte era stato sul punto di mandare all'aria tutto: dovere, onore, carriera per non perdere quell'amicizia così preziosa? ... no! ricacciò indietro quei pensieri: non voleva nemmeno pensare a certe scelte: non era ancora alle corde! C'era comunque qualcosa che gli sfuggiva in tutta questa storia: e ... se McCoy avesse avuto ragione? ... se quel 'qualcosa', o meglio 'qualcuno', fosse stata proprio Alyn? ... non voleva soffermarsi su quell'eventualità. Il tempo stringeva e doveva salvare a tutti i costi Spock. Il comandante romulano gli aveva posto un ultimatum: 10 ore, ... non erano certo molte, ma cosa dava ai romulani la sicurezza per imporre certe condizioni? ... non potevano aver scoperto che l'Enterprise era impossibilitata a muoversi e combattere: lo schermo alle loro sonde funzionava bene; ... doveva esserci qualcos'altro.
Kirk scese in infermeria: moriva dal desiderio di rivedere Alyn. La trovò seduta sul letto, gli sembrò fragile, indifesa, come una bambina, anche se avrebbe potuto sollevarlo da terra e sbatterlo all'altro capo della stanza, con una sola mano. Lei lo guardò con una strana durezza, il suo viso impenetrabile gli ricordò più che mai quello di Spock: "Jim, credo che il mio compito sia quello di ucciderti: la nebbia si sta diradando nella mia mente. Sì, - ripeté - sono sicura: i Romulani mi hanno mandata qui per ucciderti, o per consegnarti a loro! ... Va via, Jim, allontanati da me! ... non so fino a quando potrò resistere al loro potere, ... non posso essere io ad ucciderti o a farti del male, ... io che ti amo più della mia vita, ... che ti ho sempre amato!"
Alyn sembrava di nuovo in preda ad una delle sue crisi, Kirk sedette sul letto accanto a lei, cercando di calmarla. "Non fare così, calmati. Ormai non possono più servirsi di te, li hai vinti. Spock ammirerebbe la tua forza di volontà ..."
"Spock, ... vorrei fosse morto ..." la voce era appena un sussurro.
"Perché dici questo, Alyn? che male ti ha fatto?" domandò Kirk allarmato.
"Non ci pensare, Jim. NON pensarci ora. Per un momento pensa solo a noi due."
I loro sguardi si incrociarono, c'era come una muta preghiera, che ognuno interpretò a modo suo. Kirk l'abbracciò e la baciò, Alyn si arrese morbidamente fra le sue braccia, alla sua bocca. Fu un bacio dapprima dolce, poi sempre più intenso e bruciante, un bacio lungo, lungo un'intera vita. Jim sentiva di desiderarla ardentemente, come non aveva mai desiderato nessuna donna. Anche lei lo desiderava, il suo corpo appassionato fremeva d'amore. Alyn gli avrebbe regalato il paradiso, ... Jim sentì la sua mano insinuarsi sotto la tunica, la pelle di lei bruciava di passione.
La voce che gridò fu uno squarcio, che si aprì sanguinante: "Fermati, Jim, non puoi farlo!" Kirk fu cacciato dal suo paradiso tanto brutalmente e all'improvviso, che si sentì ferito dentro. Capì non avrebbe più ritrovato quella felicità. A gridare era stato McCoy, il suo viso esprimeva un turbamento incredibile, come Kirk non aveva mai visto prima.
"Bones, cosa le salta in mente?" Alyn li guardava con lo sguardo ancora offuscato dal sentimento che l'aveva pervasa fino a pochi istanti prima.
"Jim, ... mi dispiace, io ... ho dovuto farlo ..."
"Bones?" il tono del capitano era aspro, il suo sguardo fiammeggiava di ira repressa.
Allontanò quei pensieri, concentrandosi su Alyn, accostò il suo viso a quello di lei, la sua bocca alla sua, ma lei sgusciò via ritraendosi: "Jim, ti prego ..., non posso farlo. Lo desidero con tutta me stessa, ma qualcosa me lo impedisce, ... è più forte di me. Ti prego, lasciami." Aveva parlato in tono accorato, dolente.
"Jim, non esiste nessuna Alyn, ... lei ... è Spock!"
La frase esplose nella testa di Kirk come una bomba: "Sei pazzo, completamente pazzo!"
"No, Jim, so quel che dico. Ne avevo già il sospetto: l'individuatore mentale aveva funzionato regolarmente. ... Ma non lo vedi come gli somiglia?"
"Questo non si significa niente. Tutti i Vulcaniani sembrano simili fra loro. E poi quello che dici è, ... è impossibile!"
McCoy continuò implacabile: "Posso dimostrartelo, guarda!"
Si avvicinò ad Alyn, che teneva lo sguardo basso e aveva le guance soffuse di una lieve sfumatura di verde. McCoy sollevò con decisione la casacca della ragazza, scoprendole la schiena e indicò a Kirk una cicatrice a forma di mezza luna. Jim sentì il mondo frantumarglisi intorno, per qualche attimo smise persino di respirare: conosceva bene quella cicatrice, Spock ne aveva una identica nello stesso punto; poco più sotto c'era il segno lasciato da un'incisione, praticata da McCoy molti anni prima. Anche quel taglio era lì, ben visibile: una pugnalata al suo cuore! non poteva certo trattarsi di una coincidenza. Doveva accettare la realtà, ... quella realtà.
McCoy riprese un tono più formale, sapeva che il momento peggiore era passato, ora Kirk doveva ritrovare la sua compostezza: "E' convinto ora, Capitano?"
Jim accennò di sì con la testa e quando Alyn-Spock si mosse (un movimento appena percettibile), indietreggiò di scatto. Aveva un vortice di pensieri e sensazioni, che si combattevano nella mente e nel cuore. Aveva bisogno di tempo per riprendersi. Respirò profondamente, attorno c'era il più assoluto silenzio; fece un passo avanti, si raddrizzò, si passò una mano fra i capelli e, accennando un sorriso tirato, chiese ad Alyn-Spock: "E' vero? ricordi qualcosa ora?"
"Credo ... che il dottore abbia detto la verità: ora i miei ricordi sono più chiari. Sì, ... forse sono Spock, ... i Romulani devono aver fatto questo. ... Sì, sono Spock."
Dunque, non c'erano più dubbi. Ora esisteva solo la certezza: quella terribile certezza!
"Ma, ... perché? ... e come diavolo hanno fatto?"
Alyn-Spock alzò per la prima volta lo sguardo, puntandolo su Kirk, le guance ancora leggermente verdi, anche se il colore stava ritornando alla normalità.
"I Romulani volevano il segreto della schermatura alle loro sonde e per ottenerla dovevano impadronirsi della nave, ma non osavano attaccarci. Avevano bisogno di penetrare all'interno con un trucco: volevano la sua morte, Capitano, per poter sfruttare la confusione che ne sarebbe seguita. Poi c'era questa nuova macchina, capace di cambiare il sesso alle persone: quale migliore occasione per un esperimento? e, forse, anche per trarne un crudele divertimento, visto che attraverso me potevano seguire l'evolversi della situazione."
Spock si fermò per un attimo, la sua voce non tradiva la minima emozione, sembrava che stesse facendo un normale rapporto al suo comandante. "I Romulani non erano sicuri dei risultati, ma erano convinti che qualunque cosa fosse accaduta, sarebbe stata a loro vantaggio. Ma non hanno tenuto conto della forza di volontà dei Vulcaniani: non avevano mai sperimentato la macchina su uno della mia specie. Essa annulla la personalità, cancella la memoria, rende schiavi di chi la manovra, ma io ho resistito, ho lottato. Volevano indurmi ad ucciderla, ma non ci sono riusciti. Ora sono completamente libero ..."
Non riuscì a finire la frase: un urlo la spezzò, un urlo disperato e inumano. Il suo corpo aveva iniziato a subire uno sconvolgente mutamento. Kirk non poté restare a guardare, voltò la testa disgustato e terrorizzato: non aveva mai visto niente di simile e l'idea che fosse il suo più caro amico a farne le spese gli era insopportabile. McCoy, più abituato alla vista della sofferenza, rimase accanto a Spock, pur senza poter far niente. Come in tante altre battaglie, anche questa volta Spock era solo, i suoi amici non potevano aiutarlo in nessun modo. Per fortuna, tutto terminò in pochi istanti.
"E' finita, Jim -esclamò McCoy sollevato- Alyn è scomparsa, definitivamente."
Kirk si avvicinò cautamente a Spock, che era svenuto; osservò attentamente quel viso scolpito come una statua di un antico dio. Era stato un pazzo a non voler vedere la somiglianza, ... o forse non aveva voluto vederla ..., era stato pazzo, ma chi poteva pensare? ... Si lasciò sfuggire un sorriso, vedendogli ancora addosso quella fragile camicia femminile, che sembrava sul punto di stracciarsi da un momento all'altro. McCoy lo notò e comprese: "Ora gli metterò una divisa più appropriata e di giusta misura ..."
"Faccia presto, dottore, non voglio che si svegli e trovi ancora delle tracce di Alyn. Nessuna umiliazione e sofferenza in più per lui!"
Il dottore non perse tempo e prese a spogliare il Vulcaniano. Jim cercò di aiutarlo, ma provò uno strano turbamento a vedere il corpo nudo dell'amico: l'ampio torace, che si alzava e si abbassava con regolarità, i muscoli gonfi e maestosi delle spalle e delle braccia, il ventre piatto, il bacino stretto ... Non era certo la prima volta, che gli capitava di vederlo così, ma ora provava uno strano imbarazzo, ...
McCoy se ne accorse: "Lasci fare a me, Jim, mi aspetti di là, devo parlarle ..." Kirk obbedì senza replicare, come un bambino colpevole, in attesa della giusta punizione.
McCoy lo raggiunse dopo pochi minuti, ma dovette aspettare, perché il Capitano stava ascoltando Chekov, che, attraverso l'interfono, gli comunicava la grande novità: l'astronave romulana si stava allontanando velocemente. L'ufficiale non sapeva capacitarsene. "Poi vi spiegherò tutto, signor Chekov, ora mi passi Sulu!"
Kirk sembrava aver riacquistato tutta la sua sicurezza: McCoy sapeva che riavere accanto l'amico vulcaniano era per Jim la cura migliore: dunque, al diavolo Alyn, al diavolo le complicazioni e ... tutto il resto! "Sulu, la nave è a posto?"
"Sì, signore: il Sig. Scott dice che il guasto ai motori è stato riparato e che se vogliamo mettere un po' di sale sulla coda ai Romulani possiamo farlo. L'Ingegnere ha fatto come Lei aveva ordinato: ha disattivato lo schermo e ora i Romulani sanno che l'Enterprise funziona perfettamente!"
"Bene, allontaniamoci con dignità, senza troppa fretta. Non mi interessa inseguirli, hanno già avuto ciò che si meritavano: la sconfitta, in tutti i sensi!"
"Ma, Capitano, ... e il signor Spock?" chiese perplesso Sulu, interpretando la preoccupazione di tutti.
"Stia tranquillo, signor Sulu, e tranquillizzi gli altri: Spock è qui in infermeria e sta bene. I Romulani ce lo hanno rimandato poco fa, ora sta riposando. Chiudo."
Kirk si voltò e incontrò l'azzurro sguardo di McCoy, abbassò il suo imbarazzato. "Jim, dobbiamo parlarne! Non può tenersi dentro questo inferno ..."
"Parlare di cosa, Bones? ... credevo di essere libero da certi vecchi pregiudizi, ... beh, ... dopo tutto, forse non sono poi così libero: quando mi ha buttato in faccia la verità, mi sono sentito morire. Non solo per me, ma anche per lui!"
"Ora come si sente?"
"Oh, sto molto meglio! Certo, se fosse arrivato qualche minuto più tardi, adesso avrei dei problemi più grossi: ... Bones, non le nascondo che volevo fare l'amore con Alyn, ... lo desideravo proprio! ... ero fortemente attratto, anche se in lei c'era qualcosa, che mi tratteneva, ... ora so cos'era! ... Mi chiedo come reagirà Spock, crede che sia consapevole di quanto è accaduto?"
"Non lo so, Jim. Maledetti Romulani! ... la forza di volontà di Spock e il suo affetto per lei hanno mandato all'aria i loro piani, ma certo devono essersi divertiti a giocare con i vostri sentimenti!"
Bones era davvero furioso, i Romulani, con la loro cinica manovra, avevano aperto ferite, che forse non si sarebbero più rimarginate. Kirk gli mise una mano sulla spalla e, con un sorriso malinconico, lo pregò di lasciarlo solo con Spock. McCoy avrebbe voluto fare ancora una domanda, ma decise che non l'avrebbe mai fatta: quella risposta i suoi amici avevano tutto il diritto di tenerla per se. Dopo pochi minuti il Vulcaniano cominciò a riprendere conoscenza.
"Spock, come si sente?"
"Indolenzito, ma sto bene", il tono era rigido, formale.
"Ben tornato a casa", insisté Jim, lasciando trasparire la profonda commozione che provava. Spock non disse nulla, si limitò ad un lieve cenno del capo, lo sguardo fisso davanti a sé. Per un po' nessuno dei due parlò: restarono in silenzio evitando di guardarsi.
"Cosa ricorda della sua avventura?" si decise infine Kirk.
"Tutto, credo, o ... quasi" Spock si morse le labbra, poi continuò, seguendo il filo dei suoi pensieri: "Avevano costruito quella macchina sulla base di un antico marchingegno, ritrovato fra i ruderi del pianeta Merid IV. Mi hanno costretto a provarla: mi hanno immobilizzato e legato su una specie di lettiga, un raggio verdastro mi ha colpito in pieno viso e ... un orribile mutamento è avvenuto in me. La mia mente era come svuotata, non ero che un fantoccio nelle loro mani ..."
"Non ci pensi più, Spock. I romulani se ne sono andati, non credo che avranno voglia di riprovarci. Ora deve solo riposare e rimettersi. E' un ordine!" Kirk fece per allontanarsi, se davvero ciò che Spock ricordava era tutto lì, preferiva non approfondire oltre l'argomento: in fondo era meglio così.
Sentì la mano dell'amico serrargli la sua: "Jim, ... per favore, non andare. C'è ... qualcosa che devo dirti, ... qualcosa che mi brucia dentro. Se non lo facessi ora, poi non ne avrei più la forza ..."
Kirk sedette sul bordo del letto, lo guardò con affetto, ma anche con preoccupazione: sentiva quanto dovevano costargli quelle parole. Solo un'altra volta lo aveva visto così imbarazzato: quando gli aveva parlato del pon-farr. Allora era stato lui ad insistere per avere una spiegazione, stavolta avrebbe preferito risparmiargli quella sofferenza, ma Spock sembrava in preda ad una tensione insostenibile: "Jim, io ... ora ricordo quello che è successo fra noi, ... tutto, fino all'ultimo istante ..."
"Spock, non c'è ragione di esserne così imbarazzati: tu non eri cosciente, eri sotto l'influsso di quella diabolica macchina e io non sapevo chi fosse in realtà Alyn. E' tutto perfettamente logico ..."
"Ma io ero cosciente! ...", la sua voce era esplosa in un grido di disperazione. Kirk ne fu quasi spaventato, per un momento temette che quelle emozioni così intense avessero sconvolto la mente del Vulcaniano.
Spock riprese a parlare in tono sommesso, evitando di guardarlo: "Quello che è successo non è stato affatto logico: quando hai baciato Alyn, io avevo parzialmente recuperato la mia identità. Alyn stava già dissolvendosi dentro di me. Avrei potuto evitare quel bacio, se avessi voluto, ... ma ... non volevo." Chiuse gli occhi abbandonandosi all'indietro, sembrava sfinito, ma continuò: "Io ... mi sono servito di Alyn, capisci Jim? ... Per mezzo di Alyn ho potuto amare ed essere amato, come desideravo: un amore sbagliato, impossibile ..."
Impossibile forse, ma non sbagliato! pensò Jim, mentre sentiva la mano dell'amico allentare gradualmente la stretta, rilassandosi. Lui rinforzò la sua, non voleva staccarsene. Si sentiva profondamente commosso, anche se un po' stupito da quella confessione, che ... forse, non era poi così imprevedibile.
Spock sembrava aver riacquistato tutto il suo autocontrollo: alzò lo sguardo sul suo capitano e quando parlò di nuovo, lo fece in tono rigidamente formale: "Naturalmente, Signore, chiederò oggi stesso il trasferimento ad un'altra unità, sono sicuro che Lei farà di tutto per agevolare la pratica ..."
"Ah no! neanche per sogno! ... non rinuncerei al mio primo ufficiale per nessuna ragione: se abbiamo vinto anche questa volta con i Romulani è stato per merito tuo. Ma soprattutto, Spock, non rinuncerei mai a te, sei la persona più cara che ho al mondo."
Spock fissò il viso sorridente dell'amico con sincero stupore: "Non sei in collera con me? ... non mi disprezzi? ..."
"No affatto. Ciò che è accaduto con Alyn è stato molto bello e sarà qualcosa di estremamente prezioso che terrò sempre nel cuore. Spock, l'amore, quando c'è, non è mai sbagliato. Anch'io all'inizio ho fatto fatica a capirlo: mi sono lasciato travolgere da una marea di sensazioni e di paure, finché mi sono reso conto che non c'era niente di cui avere paura o di cui vergognarsi. Alyn è stata un mezzo per sentirci più vicini, per rompere barriere che altrimenti sarebbero rimaste insormontabili. Forse qualcuno avrebbe da ridire su ciò che è stato, ma io non me ne preoccupo: è stato bello e pulito, solo questo conta. Non torturarti più con questa storia, te ne prego!"
Kirk notò che l'amico aveva gli occhi stranamente lucidi e fu travolto da un'ondata di affetto e commozione. Aveva sempre pensato che, in quel loro particolare rapporto, fosse Spock il più vulnerabile: era la sua doppia natura a renderlo tale, la sua sensibilità repressa, quell'immenso affetto sempre o quasi nascosto. Gli strinse con più calore le mani fra le sue e riprese a parlare: "Forse che, dentro di noi, non sapevamo già, anche senza Alyn? Quante volte le nostre menti si sono fuse? tu non puoi ignorare che in me c'è il tuo stesso sentimento. Tutti e due sappiamo cosa c'è nel cuore dell'altro e questo appartiene solo a noi. McCoy non parlerà mai con nessuno di ciò che è successo e io porterò sempre dentro di me il dolce ricordo di Alyn, che nascondeva qualcuno più prezioso di lei e della mia stessa vita: te Spock, ... mio t'hy'la."
Spock rispose al suo sorriso con uno dei suoi, rarissimi, ma affascinanti, mormorando a sua volta: "T'hy'la".
Jim, per un istante, ebbe l'impressione di risentire la voce di Alyn. Fu solo un attimo, lasciò andare le mani dell'amico e si alzò, rassettandosi: "Ora cerchi di riposare, signor Spock. Ho bisogno di Lei sul ponte; sa bene che il mio primo ufficiale mi è indispensabile!"
Kirk uscì, mentre Spock poté finalmente chiudere gli occhi in pace con se stesso e con il mondo: quel mondo che lui e Jim respiravano insieme ogni giorno e che ogni giorno scoprivano insieme nella sua armoniosa diversità. Certo, non sarebbe mai stato felice, ma ora non gli importava. La sua vita era sempre stata una lotta, ma non avrebbe voluto vivere e lottare in nessun altro posto che in quella meravigliosa astronave di luce: l'Enterprise.
L'Enterprise, che solcava gli spazi siderali con il suo carico vitale, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.