LA SCELTA PIÙ LOGICA

di Anna Perotti



Rimasta sola, la giovane donna sedette accanto al braciere: avrebbe passato la notte in meditazione per meglio prepararsi a ciò che l'aspettava l'indomani. Il momento tanto atteso e temuto era dunque arrivato! ... lo aveva sentito: attraverso il legame mentale, il richiamo impetuoso del suo futuro compagno l'aveva raggiunta, lacerando le sue difese. La sofferenza bruciante di lui, era diventata la sua sofferenza: così doveva essere, ... così era sempre stato, ... era logico ...

"Dov'è la logica nell'accettare qualcosa che ti ripugna, solo perché altri lo hanno fatto prima di te?"

Quelle parole ribelli le erano tornate in mente all'improvviso, proprio quando credeva di essere riuscita ad estirparle per sempre. Shelik gliele aveva ripetute decine di volte: l'ultima pochi giorni prima, quando, con l'aiuto di T'Reil, sua buona compagna, era riuscita ad eludere la sorveglianza dei suoi, per andare a prendere congedo da lui.

Shelik ...

Suo malgrado, la giovane rivide, con gli occhi della mente, il bel volto bruno, gli occhi scuri penetranti, di cui era così difficile sostenere lo sguardo, i morbidi capelli neri ondulati, sempre un po' troppo lunghi ...

Shelik ...

Era stato il suo insegnante di dialettica alle scuole superiori. Un giovane brillante, un intelletto eccezionalmente acuto: un vero peccato che le modeste condizioni della sua famiglia non gli avessero consentito di giungere ad un più alto livello di specializzazione, ... un uomo delle sue capacità avrebbe potuto aspirare a ben altra carriera. Lei era diventata presto la sua allieva prediletta, la più brillante, la più dotata ... Spesso, terminate le lezioni, lei lo raggiungeva nel suo studio per sottoporgli i suoi dubbi e discutere le sue idee. Entrambi avevano tratto un innocente godimento da quei colloqui: era il confronto di due menti fertili, naturalmente affini. A poco, a poco, agli argomenti di studio si erano affiancati temi più personali, si era instaurata la confidenza.

... Poi, cos'era successo? ... come aveva potuto succedere? ... certo se lui avesse avuto la sua compagna ...

Due anni prima Shelik aveva perduto la moglie e il figlio in un tragico incidente: una perdita che gli era sembrata incolmabile. ... Almeno finché l'urgenza del desiderio era rimasta sopita sotto la coltre della ragione. Ma la natura ha le sue leggi, che non conoscono ragioni: quando il suo sangue vulcaniano si era risvegliato, lei era lì ...

Per una Vulcaniana libera da legami, soccorrere un uomo tormentato dal pon-farr e privo della sua compagna legittima, era considerato un gesto di pietosa misericordia. Nessuno avrebbe osato biasimarla ... Ma lei non era libera: il suo legame con Sawor, l'uomo scelto per lei dalla sua famiglia, non era ancora stato perfezionato, ma esisteva, come aveva potuto dimenticarlo? ... in realtà non lo aveva dimenticato affatto: semplicemente, in quel momento, non le era sembrato importante! ... era illogico, ma era accaduto ... Qualcosa nel suo intimo, qualcosa che sfuggiva al controllo della ragione, l'aveva spinta verso di lui, quasi con la stessa urgenza con cui lui l'aveva cercata.

Era stato diverso da come si aspettava: le era stato insegnato che l'unione fisica era un'esperienza traumatica, che ogni donna vulcaniana doveva prepararsi ad affrontare con coraggio e dignità; un penoso dovere, imposto dalla tradizione e dalla logica necessità di assicurare una discendenza alla famiglia, ma Shelik era un uomo straordinario: la sua mente eccezionale aveva saputo controllare l'impeto bestiale della passione. In qualche modo era riuscito a frenarsi, rispettando la sua innocenza di fanciulla. Le aveva lasciato il tempo di abituarsi a quelle sconosciute emozioni, aiutandola a comprenderle e ad accettarle.

Aveva sentito dire che esistevano uomini così, ... ma tanto rari da costituire quasi una leggenda. Le ragazze ne sussurravano tra loro di nascosto.. Ricordava di aver sentito, una volta, una sua compagna di scuola raccontare di un'anziana domestica, che, giunta ormai ad un'età tale da non dover più sottostare alle convenzioni, aveva confessato che suo marito era stato un compagno così gradevole da rendere assai penosi quei sette anni di attesa. Lei aveva sempre considerato con sufficienza quei discorsi: sciocche fantasie infantili, che alimentavano illogiche illusioni, indegne di una vera vulcaniana!

Era sempre stata fiera del suo sangue: apparteneva a una della più nobili famiglie vulcaniane, suo padre occupava una delle più alte cariche dello stato e aveva voluto che la sua educazione comprendesse lo studio di culture aliene. Spesso l'aveva condotta con sé nei suoi viaggi su basi stellari, dove era possibile incontrare rappresentanti di altri pianeti: incontri interessanti, ma che avevano rafforzato in lei la convinzione della superiorità della sua razza.

Tuttavia, a differenza di molti suoi compatrioti, ella condivideva l'opinione di suo padre, secondo cui Vulcano non avrebbe potuto conservare a lungo il suo isolamento; evidenti fattori di convenienza economica e politica premevano in senso contrario: nella galassia si andavano formando alleanze, si firmavano trattati di collaborazione commerciale e, da più parti, si levavano, sempre più insistenti, voci a sostegno di un'unione federale fra i maggiori pianeti. Restarne fuori sarebbe stato senz'altro svantaggioso e, dunque, illogico. Lei desiderava con forza di poter dare il suo contributo affinché, quando la Federazione si fosse formata, Vulcano andasse ad occuparvi il posto prestigioso, cui aveva diritto e lo mantenesse con onore.

In considerazione di ciò, doveva rendere atto ai suoi genitori che non avrebbero potuto sceglierle un compagno migliore: Sawor era già uno stimato membro dell'Accademia delle Scienze ed era opinione comune che presto avrebbe occupato un posto nel Consiglio. Nelle poche occasioni che aveva avuto di frequentarlo, si era resa conto che egli doveva la sua posizione e il suo brillante avvenire più al prestigio e ai beni della sua famiglia, che alle sue qualità personali, ma questo era semmai un punto a suo favore: un uomo più intraprendente e capace l'avrebbe probabilmente ridotta a un ruolo secondario, come voleva la tradizione. Ma lei nutriva altri progetti: una volta divenuta a tutti gli effetti la moglie di Sawor, avrebbe preso in mano le redini delle loro vite. Avrebbe sfruttato le conoscenze e il prestigio di suo padre e di suo marito, per accedere ai più alti livelli del potere, dove avrebbe saputo far valere le sue qualità. Sapeva di essere nata per questo e a questo si era preparata con cura, fin dalla più tenera età, sarebbe stato illogico rinunciare ...

"Io non ti chiedo di rinunciare alle tue ambizioni ... -di nuovo la voce di Shelik nella sua mente-, con le tue capacità e la tua determinazione, non hai bisogno dell'appoggio di un marito importante, per ottenere ciò che desideri. Io ti chiedo solo di darmi una possibilità, secondo le nostre usanze, senza venir meno ai tuoi doveri, né compromettere il tuo onore! ..."

"I miei doveri! ..." pensò amaramente la donna: era già venuta meno ai suoi doveri! Shelik aveva tutti i diritti, ... non avrebbe più potuto appartenere a Sawor: anche si fosse unita a lui, non avrebbe mai potuto aprirgli del tutto la sua mente. Per tutta la vita avrebbe dovuto tenere celato il suo segreto: ne sarebbe stata capace, di questo non aveva dubbi, ma che vita sarebbe stata?

Sapeva di potersi fidare di Shelik: qualunque fosse stata la sua decisione, lui l'avrebbe rispettata, ma la sua mente non sarebbe stata più libera ...

 

Lame di luce rosseggianti cominciavano a filtrare dalla stretta fessura, che dava aria alla stanza. Di lontano, il suono dei tamburi e dei sonagli rituali annunciava l'avvicinarsi del corteo nuziale, tra pochi istanti sua madre e le sue sorelle sarebbero entrate per aiutarla a vestirsi. Non c'era più tempo ...

 

Il primo gong era suonato, Sawor l'attendeva al centro dello spiazzo, dove, da sempre, i membri della sua famiglia si erano uniti in matrimonio. A pochi passi dietro di lei, Shelik seguiva il corteo insieme a Sorval, suo compagno di studi e maestro d'arme. Al momento di prendere posto, i loro sguardi si erano incrociati per un istante: in quello di lui c'era la stessa, muta, preghiera di sempre, così intensa, da farle temere che tutti potessero avvertirla.

Secondo colpo di gong, ... lentamente lei avanzò verso Sawor, che l'aspettava fremente. Poteva sentire gli occhi di Shelik fissi su di sé: quell'uomo mite, contrario a ogni violenza, era pronto ad uccidere o a morire, pur di averla, ... non dipendeva che da un suo gesto ...

Sawor sollevò il martello ...

"Fermalo ti prego!" ... il grido di Shelik echeggiò solo nella sua mente, facendola tremare. Pallida in volto, ma perfettamente impassibile T'Pau non si mosse.

Il gong suonò, la scelta era fatta.