INTRODUZIONE

Per il terzo anno consecutivo, l’Accademia Vulcaniana pubblica una raccolta di racconti di autori italiani e non.

Anche quast’anno abbiamo cercato di puntare sulla qualità e speriamo di essere riusciti ad offrirvi un "prodotto" gradevole.

La raccolta si compone di quattro racconti brevi ed uno lungo. Tutti gli scritti hanno come tema – e forse come obbiettivo – mettere in luce un aspetto dell’anima di Vulcano.

E’ noto che i Vulcaniani non amano parlare di sé in maniera diretta ed esplicita, in quanto ciò viene considerato una violazione della privacy del singolo individuo e dell’anima stessa del popolo di Vulcano, ma d’altro canto "parlare di sé" è un bisogno della psiche, che in questo modo getta un ponte fra "sé" e "l’altro", offrendo delle chiavi di lettura che consentano una più facile comprensione. E’ un riflesso del bisogno di comunicare – necessario per sconfiggere la paura di essere soli - bisogno e paura cui non sfuggono neanche gli austeri e controllati Vulcaniani.

Ma veniamo ai racconti : il primo, "La figlia delle stelle" è opera della nostra brava Claudia Caloi, autrice de "Il maestro" , racconto che ha riscosso notevole successo nella scorsa edizione, e valido membro dell’Accademia Vulcaniana, dove è conosciuta con il nome di T’Klau.

Il cuore del racconto – quasi un romanzo - e della sua protagonista T’Rel è racchiuso, forse, in una frase : "Le ferite mentali possono essere molto più dolorose di quelle fisiche e non esistono analgesici per quelle".

Ma sbaglia chi pensa che si tratta della solita storiella più o meno lacrimosa su sventure varie ed assortite !!

E’ una storia garbata e misurata, in cui non mancano sorrisi e scene fresche di giovani menti desiderose di conoscenza. E’ una storia che nasce da una terribile tragedia di morte e distruzione e finisce in una vivificante speranza di vita e di futuro. E’ una storia tutta da leggere e da godere.

Il secondo racconto è, in realtà, la trasposizione di una delle antiche leggende di Vulcano, tutte ambientate in un’epoca che definiamo genericamente "preriforma". "La visionaria" di A.J. Ward ci riporta in "un tempo antico", quando vennero "i figli di Las’hark".

Ci narra di quando gente fiera e selvaggia muoveva i primi passi per organizzarsi e diventare un popolo, di come dura e spietata potesse essere la lotta quotidiana per la sopravvivenza, in un ambiente infuocato e poco generoso.

Ci narra della paura e della diffidenza per "doni" che spesso erano maledizioni per chi li possedeva e per chi si doveva confrontare con essi.

Ci parla della sofferenza del "diverso".

Il terzo racconto "Una diversa prospettiva", segna il ritorno di un’autrice ben nota e molto apprezzata, Beth Meenhagan, cui dobbiamo "Masquerade" racconto che ha dato il nome alla passata raccolta e che ha registrato un grosso successo di pubblico.

La prospettiva cui fa riferimento il titolo è quella di T’Pring, ma è anche quella che ciascuno di noi dovrebbe analizzare quando valuta azioni proprie e altrui.

Operazione non facile, punto piacevole, di esiti incerti e tuttavia necessaria per meglio comprendere le ragioni proprie e altrui. Operazione che a volte lascia cicatrici, altre volte fa guarire miracolosamente ferite anche profonde.

Facile e gradevole è, invece, il racconto, grazie all’abilità narrativa della Meenhagan.

Il quarto racconto "Dotazione d’ordinanza" è stato scritto dalla ben nota Anna Perotti, da anni validissima collaboratrice dell’Accademia, Preside di Commissione e membro del Senato Accademico.

Hanno un solo "difetto" – Anna e il racconto (come, del resto, molti dei suoi scritti e delle sue amabilissime conversazioni, soprattutto con la sottoscritta!!) - : mettono in serio pericolo il tradizionale "aplomb" vulcaniano.

In altre parole, è difficile mantenere un contegno severo e un perfetto controllo quando ... Ma non voglio anticiparvi niente, leggete e giudicate (e soprattutto divertitevi!!).

Veniamo, infine, al quinto ed ultimo racconto : "Orfeo" di Macedon.

"Dulcis in fundo", dicevano gli antichi di un ben noto pianeta. E in verità, Orfeo è un’autentica chicca.

Ben scritto, ben strutturato, con personaggi ben caratterizzati; una storia che si dipana piacevolmente con piccoli colpi di scena e grande misura e delicatezza.

A una prima lettura potrebbe apparire la storia di una diversità, in realtà è la storia del superamento dei pregiudizi, della capacità di rispettare la diversità dell’altro senza rinunciare alla propria natura.

Raccoglie ed esalta tutti i temi presenti nei racconti che lo precedono : c’è il disagio provato da chi si sente diverso, ma anche e soprattutto da chi è a contatto con persone che ritiene diverse; c’è la capacità di valutare cose, persone ed azioni da una diversa prospettiva; c’è il desiderio e la capacità di superare i propri limiti e di ben valutare le altrui capacità; c’è un pizzico di ironia e di malizia che rendono più gustoso il tutto.

Assolutamente da non perdere. E da non dimenticare.


Mir di T’Pau